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Robert Pattinson e Bong Joon Ho in Mickey 17 identità clonata e rivoluzione cinematografica

Robert Pattinson, Bong Joon Ho e il film Mickey 17 sono al centro di una narrazione che mescola generi e stili. L’attore, noto per la sua trasformazione da vampiro di Twilight a interprete di personaggi inquietanti e complessi, si cimenta in un ruolo nuovo e audace. Il film, tratto da Mickey 7 di Edward Ashton, racconta la storia di un uomo comune che, nel tentativo di sfuggire ai debiti terrestri, si ritrova imposso a una vita ripetitiva e clonata nello spazio. La pellicola, diretta da Bong Joon Ho – considerato un vero genio per la sua visione creativa – coinvolge un cast di spicco, tra cui Naomi Ackie, e genera interessanti riflessioni su identità, sacrificio ed esistenza.

Robert Pattinson e Bong Joon Ho in Mickey 17 identità clonata e rivoluzione cinematografica

Il viaggio artistico di Robert Pattinson e la sua metamorfosi

L’esperienza teatrale e cinematografica di Robert Pattinson si caratterizza per una continua rivoluzione del personaggio. Dall’epoca in cui è diventato un’icona grazie al ruolo del vampiro in Twilight, l’attore ha saputo allontanarsi da immagini preconfezionate per abbracciare ruoli che mettono in discussione le regole della narrativa tradizionale. In Mickey 17, Pattinson interpreta il protagonista, Mickey Barnes, un ex pasticcere divenuto recluta in una missione di colonizzazione spaziale. Il personaggio, segnato dalla sorte di essere clonato ogni volta che muore, rappresenta una vera sfida interpretativa: vivere una vita di replica e sacrificio, in cui il duplice destino rende ogni scena un’esperienza cinematografica unica. L’attore ammette l’iniziale apprensione nell’accettare questo ruolo, ma ben presto ha intuito che era destinato a spingere i propri limiti.

Nel corso delle riprese, Pattinson ha riconosciuto come la complessità del personaggio risieda proprio nella duplicità espressa: “All’inizio pensi: ‘Ok, capisco’. Poi inizi a scavare nel copione e realizzi: ‘Oh mamma, come diavolo faccio a farlo?’”, ha dichiarato, illustrando la sfida che il copione imponeva. Questa metamorfosi, lontana dagli stereotipi del passato, segna una svolta nella carriera dell’attore, che continua a reinventarsi e a sperimentare, consolidando la sua reputazione di artista capace di interpretare ruoli che vanno ben oltre il semplice intrattenimento.

La trama surreale e il concetto di clonazione nel film

La narrazione di Mickey 17 si distingue per il suo approccio originale e surreale, che fonde commedia, fantascienza e tragedia in un miscuglio narrativo intrigante. La storia segue Mickey Barnes, un uomo comune costretto a sottoscrivere un contratto per partecipare a una missione di colonizzazione spaziale, ignaro del suo destino di “materiale sacrificabile”. Ogni episodio in cui il protagonista perde la vita genera una replica esatta grazie a un avanzato procedimento di clonazione tramite stampante 3D, mantenendo intatti i suoi ricordi. Questo espediente narrativo apre un ventaglio di interrogativi sull’identità e sul concetto di esistenza: se la morte è solo una tappa in un ciclo continuo, cosa significa veramente “vivere”?

Il film si arricchisce ulteriormente quando, a causa di un equivoco, la diciassettesima versione di Mickey scopre l’esistenza del clone successivo, chiamato Mickey 18. La convivenza forzata dei due personaggi, che condividono lo stesso ambiente e perfino la stessa relazione amorosa, rende il racconto ancora più complesso. La tensione narrativa si alimenta dal contrasto tra l’ennesima ripetizione di una stessa identità e la necessità di dare ad ogni versione un’identità distintiva. I dettagli della trama, ispirati al romanzo omonimo di Edward Ashton, invitano il pubblico a riflettere sul senso dell’unicità e sui limiti della tecnologia applicata all’essere umano.

Il clima sul set e il confronto creativo con Bong Joon Ho

Sul set di Mickey 17 si respira un’atmosfera rilassata, nonostante la complessità della produzione. Pattinson si ricorda con entusiasmo dei momenti trascorsi insieme al regista Bong Joon Ho, una figura enigmatica e tranquilla, capace di ispirare fiducia anche nei contesti più delicati. L’attore racconta come durante i momenti di pausa sul set si parlasse di temi leggeri, come il calcio, contribuendo a creare un ambiente sereno e collaborativo. Bong Joon Ho, che ha saputo mantenere segreta la trama durante le prime fasi del lavoro, ha facilitato il processo creativo, consentendo agli attori di concentrarsi sull’essenza dei personaggi.

Il confronto personale fra Pattinson e Bong è descritto in termini calorosi: “Ero nervosissimo quando l’ho incontrato per la prima volta, ma lui ha subito creato un clima di fiducia. È stato un incontro bizzarro, ma mi è piaciuto subito”, ha dichiarato l’attore. Anche la gestione dei personaggi clonati è stata curata nei minimi dettagli, grazie a piccole ma significative differenziazioni visive che hanno permesso al pubblico di distinguere facilmente le varie versioni di Mickey. Accanto a lui, la presenza di Naomi Ackie, che interpreta la fidanzata Nasha, aggiunge una dimensione di spontaneità e calore alla narrazione, offrendo un contrasto accattivante con la freddezza dello scenario spaziale. Il clima sul set, improntato alla collaborazione e al rispetto reciproco, ha contribuito notevolmente alla riuscita di questo ambizioso progetto cinematografico.

Riflessioni sul potere creativo e l’eredità cinematografica

Il percorso creativo intrapreso con Mickey 17 rappresenta un nuovo capitolo non solo per Robert Pattinson, ma anche per il cinema contemporaneo. Bong Joon Ho, con la sua visione unica, ha saputo unire elementi di filosofia, dramma e umorismo in una pellicola che sfida i confini tradizionali dei generi. Il regista ha fatto emergere il valore dell’arte come mezzo per esplorare questioni esistenziali, mettendo in discussione la natura stessa della vita e dell’individualità. I confronti tra le diverse versioni del protagonista diventano metafora di una società in continua evoluzione, in cui l’identità è mozzata e ricostruita in un ciclo infinito.

Il film, grazie alla sua trama audace e alla regia impeccabile, lascia nello spettatore riflessioni profonde sul destino e sul ruolo dell’essere umano nell’era tecnologica. Le interpretazioni di Mark Ruffalo e Toni Colette, che nei panni degli antagonisti incarnano l’archetipo dei potenti spinti da una fredda logica tecno-politica, completano un ensemble di grande calibro. Con una miscela di ironia e serietà, Mickey 17 si propone come una pellicola in grado di intrattenere e far pensare, testimoniando come, nella cinema odierno, l’innovazione narrativa possa essere il motore delle più interessanti sperimentazioni artistiche.

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Luigi Gigli

Luigi Gigli

Sono Luigi Gigli, critico d'arte, scenografo e amante del mondo dello spettacolo. Mi appassiona tutto ciò che ruota intorno a gossip, serie TV, film e programmi televisivi. Con il mio background in video editing e scenografia, analizzo e racconto con uno sguardo unico le tendenze e i dietro le quinte di questo affascinante universo.

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