Negli ultimi giorni, l’attenzione degli appassionati di serie TV è rivolta a diverse produzioni, tra cui le nuove stagioni di titoli già affermati come Scissione, 1923 e The White Lotus. Tuttavia, a catturare l’interesse del pubblico sono state due novità: Adolescence, disponibile su Netflix, e The Studio, su Apple TV+. Queste due serie, pur essendo molto diverse tra loro, condividono un approccio innovativo nella narrazione, grazie all’uso di lunghi piani sequenza che immergono lo spettatore nelle storie raccontate.
La trama di Adolescence: un dramma in tempo reale
Adolescence narra la storia di Jamie Miller, un tredicenne interpretato da Owen Cooper, arrestato per l’omicidio di una compagna di scuola. La serie si sviluppa in tempo reale, seguendo gli eventi dall’alba del suo arresto fino all’interrogatorio e alla scoperta della verità. La regia di Philip Barantini, insieme alla direzione della fotografia di Matthew Lewis, ha scelto di adottare un linguaggio visivo che enfatizza l’ansia e la tensione, evitando montaggi invisibili e limitando l’uso di effetti visivi. Questa scelta stilistica ha lo scopo di mantenere alta l’attenzione dello spettatore, facendolo sentire parte integrante della drammatica vicenda.
Lewis, in un’intervista con Variety, ha spiegato le sfide affrontate nella realizzazione di Adolescence, in particolare la necessità di adattare la sceneggiatura alle peculiarità del piano sequenza. La collaborazione con lo sceneggiatore Jack Thorne è stata fondamentale, poiché entrambi hanno lavorato per trovare soluzioni creative che permettessero alla storia di fluire senza interruzioni. Questo processo ha richiesto un approccio flessibile e una continua rielaborazione del testo, rendendo il lavoro di squadra essenziale per il successo della serie.
La realizzazione di Adolescence: pianificazione e tecnologia
La produzione di Adolescence ha richiesto una pianificazione meticolosa, considerando che la miniserie è composta da quattro episodi, ognuno della durata compresa tra 51 e 65 minuti. A differenza delle produzioni tradizionali, dove si utilizzano scalette e liste di riprese dettagliate, il team ha dovuto mappare le location e studiare i movimenti della macchina da presa come se fosse una coreografia. Lewis ha sottolineato l’importanza di trovare le giuste location e di costruire un percorso narrativo che avesse senso, affrontando la sfida di passare da ambienti reali a set fittizi.
Per garantire riprese fluide e sostenibili, il team ha testato diversi stabilizzatori, optando infine per il DJI Ronin 4D. Questo dispositivo ha permesso di mantenere la mobilità necessaria per le scene affollate, facilitando il passaggio tra modalità di ripresa diverse e garantendo un’esperienza visiva coinvolgente.
The Studio: satira dell’industria cinematografica
The Studio, interpretato da Seth Rogen e Catherine O’Hara, offre una satira pungente delle dinamiche dell’industria cinematografica americana. Ambientata nella fittizia major Continental, la serie utilizza piani sequenza elaborati per immergere il pubblico nel caos e nella frenesia del mondo di Hollywood. Rogen ha spiegato che il suo approccio alla narrazione è stato ispirato da un celebre piano sequenza di Robert Altman, che ha saputo catturare l’essenza delle complessità del cinema.
La struttura di The Studio è progettata per riflettere la pressione costante che i personaggi affrontano nel loro lavoro, dove il successo o il fallimento di un film determina il loro destino. Durante le riprese, è stato fondamentale mantenere un alto livello di attenzione, poiché eventuali errori avrebbero richiesto di ricominciare da capo, rendendo la realizzazione di ogni episodio una sfida continua.
Confronto tra Adolescence e The Studio
Sebbene Adolescence e The Studio affrontino tematiche molto diverse, entrambe le serie condividono un linguaggio visivo innovativo e un uso sapiente dei piani sequenza. Mentre Adolescence si concentra su un dramma intenso e realistico, The Studio gioca con la satira e l’ironia, offrendo uno sguardo critico sull’industria del cinema. Entrambe le produzioni dimostrano come la narrazione contemporanea possa evolversi attraverso scelte stilistiche audaci, coinvolgendo il pubblico in modi nuovi e sorprendenti.
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